DIVENTA  GIUDICE ARBITRALE  DEL TAILS

Richiedi di diventare Giudice  Arbitrale del Tribunale Arbitrale per l’Impresa, il Lavoro e lo Sport 

COMPILA LA DOMANDA

Alla posizione arbitrale si accede previa presentazione della domanda alla camera di appartenenza, corredata di tutta la documentazione richiesta.

Sono arbitri di diritto, senza necessità di presentare apposita istanza:

  1. i professionisti (avvocati, commercialisti, notai e consulenti del lavoro) iscritti all’albo di appartenenza da almeno dieci anni, che negli ultimi cinque anni abbiano maturato esperienze arbitrali;
  2. i professionisti (avvocati, commercialisti, notai e consulenti del lavoro) iscritti all’albo di appartenenza da almeno sei anni che abbiano frequentato un corso di alta formazione in materia arbitrale.

 

La qualifica di giudice arbitrale richiede comunque il possesso di specifici requisiti, il rispetto di alcune regole di condotta e l’iscrizione in un apposito albo.

Requisiti dell’arbitro

Secondo quanto stabilisce il Regolamento della Corte Nazionale Arbitrale, per divenire giudice arbitrale occorre possedere requisiti di onorabilità, imparzialità e correttezza.

E’ indispensabile:

  • – non aver riportato condanne penali;
  • – non essere stati interdetti dai pubblici uffici;
  • – non essere stati sottoposti a misure di prevenzione o di sicurezza;
  • – non aver riportato sanzioni disciplinari dall’ordine di provenienza 

Regole di comportamento e iscrizione all’albo

Gli arbitri hanno l’obbligo deontologico di frequentare corsi di formazione permanente e, laddove possibile, di conseguire la specializzazione in materia.

Inoltre, hanno il dovere di:

  • – accettare l’incarico soltanto se si è in grado di mantenere un contegno di imparzialità, terzietà e indipendenza;
  • – tenere la massima riservatezza sulle informazioni acquisite nel corso del procedimento;
  • – astenersi dal realizzare favoritismi per una delle parti in causa o dal propendere ingiustificatamente per una tesi difensiva piuttosto che per un’altra;
  • – evitare di incorrere in sanzioni disciplinari nell’esercizio della professione di appartenenza;
  • non subire condanne penali per reati non colposi, anche di natura contravvenzionale (ossia l’ipotesi meno grave di responsabilità dolosa).